Palazzo Valeriani – Guarini – Antonelli

Lo storico Palazzo, sede del Museo archeologico, è posto di fronte al Duomo e insieme al Palazzo comunale delimita la principale Piazza di Priverno. Fu residenza di illustri famiglie locali che, fra il XIII e il XX secolo, ne hanno anche segnato le vicende costruttive. Le sue origini medioevali (XIII sec.), come testimoniano le due eleganti bifore del primo piano, si devono ai fratelli Valeriani: Pietro che, nominato cardinale da Bonifacio VIII nel 1295,  benedì, tra l’altro, la posa in opera di Santa Maria in Firenze, e Massimo, conte di Bertinoro e podestà di Piperno nel 1301. Passato per vincoli ereditario-matrimoniali ai Guarini l’edificio raggiunse le dimensioni attuali all’inizio del ‘500 con l’aggiunta di un piano e di due corpi laterali: l’intervento  è suggellato da un’iscrizione posta sull’architrave di una finestra del piano nobile: Petrus Johannes Guarinus.1514.

Nel 1924 il palazzo ormai fatiscente, fu acquistato all’asta da Giovanni, Leonello e Pietro Antonelli che ne promossero un totale rifacimento portato a termine nel rispetto della decorazione architettonica e pittorica della facciata, riproposta nelle sue antiche forme rinascimentali con il particolare decoro a graffito di colore amaranto e grigio-piombo, e con una totale ricostruzione degli interni che furono impreziositi da un ricco ciclo pittorico in tardo-Liberty. Grazie all’ingente impegno profuso dagli Antonelli,  giunsero a Priverno autorevoli artisti. Lo scultore Angelo Domenico Cives (1879-1952), di estrazione pugliese ma attivo a Roma fin dal 1915, fu l’artefice del decoro architettonico e pittorico della facciata. Alla decorazione degli interni lavorarono invece Giulio Sordoni e Pietro Campeggi, apprezzati decoratori della prima metà del Novecento. Il progetto pittorico ha interessato alcune pareti intonacate e tutti i soffitti, sia sul “cielo” piano che sulla copertura a travi e a cassettoni. A Giulio Sordoni sono attribuibili le decorazioni a tempera su intonaco mentre a Pietro Campeggi quelle a olio su legno. Lo stile dei due decoratori ha caratteri molto diversi: il lavoro del Sordoni ci riporta all’influenza di ambito romano che proprio negli anni Venti del Novecento ebbe a Roma il suo culmine con Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi e Vittorio Grassi. Nel lavoro del più giovane Pietro Campeggi su supporto ligneo è invece evidente il passaggio da una decorazione eclettica di gusto ottocentesco al tardo Liberty che declina verso il Déco, con palesi richiami decorativi di scuola viennese seppur contaminati da rivisitazioni di motivi più antichi.